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Oggi ascoltavo alla radio una trasmissione con interventi via sms e soprattutto via telefono, in diretta.
Chiama un tale:
"scusate, potete ripetere il numero dove inviare gli sms ?"
"certo, dovete inviarli al numero xxxeccxxxeccxxx. Ma volevi fare una domanda ?"
"sì certo"
"beh, visto che sei in diretta faccela ora in voce"
"no la faccio dopo via sms ...
è che non stavo seguendo la discussione di oggi"
"ah, come vuoi"
e hanno riattaccato con tono perplesso
Uno poi legittimamente si domanda:
Ma certa gente ci fa o ci è ?
Chiedi il numero degli sms e quando ti invitano a far la domanda in diretta dici che non seguivi la discussione ?
(gli sms quando li mandavi ?
il giorno dopo ?)
I tipi come questo, ho come l'impressione siano quelli che su un bus ti chiedono di spiegargli come fare a raggiungere il tal luogo, solitamente remoto e dall'altra parte della città.
Tu ti concentri, inizi una spiegazione semplificata ai massimi (dunque salga con me, poi alla fermata x deve cambiare con la linea y), vedi che sono spaesati (ma non si preoccupi ... le indico io la fermata dove cambiare), quasi assenti e quando li incalzi (scusi, allora sale ?), rispondono candidamente:
"Ehm, no grazie ...
sa, non devo andarci ora, ma domani ..."
Più tardi, mentre ancora stavo ripensando al tipo della radio, arriva una tipa giovane ...
Mi chiede se il bus transita da una specifica fermata e alla mia risposta affermativa mi dice:
"Grazie, ce ne sono abbastanza ?"
e io:
"di cosa ?"
(pensando lì per lì ai minuti di validità del biglietto ... sai mai, poteva aver timore gli scadesse)
e lei:
"di fermate ... prima di arrivarci"
Boh ...
che razza di modo per chiedere quante fermate mancano alla destinazione è mai questo ?
Tutto alla fine torna ...
(e in fondo in fondo ...
anche quello della radio pare avere un suo perchè)
Finalmente, dopo anni di lettere (spesso indecenti) uno scritto che condivido !!!
(Evento rarissimo e per questo da analizzare).
Puntualizzando che la questione del vetro antisfondamento ha detrattori in ambito sindacale (ebbene sì ... o almeno, tempo fa era così, qualcuno diceva che sarebbe sembrata una gabbia, il posto guida), finalmente un passeggero che osserva a 360° ciò che avviene altrove.
Non il solito insomma, che si ferma alla storia dell'autista bigliettaio come la soluzione di tutti i guai, ma una persona che riesce a comprendere come, per impiantare un sistema del genere nella città medio grande, occorra la collaborazione tra tanti
(non ultime, le forze dell'ordine).
C'è tanto da lavorare ma in effetti potremmo provarci ad adeguarci agli altri ...
Magari iniziando dagli spazi passeggini;
in attesa che tutti i bus ne siano dotati, laddove il mezzo non disponga di tale spazio, il passeggino deve essere chiuso.
(che ben pochi lo fanno questo gesto elementare ...
e allora hai voglia cambiare il mondo e chiedere che tutti paghino il biglietto (una regola), se mediamente siamo un popolo allergico appunto alle regole
In centro, esiste una via che ormai è un tutt'uno tra nome e cognome:
via ugo bassi ...
Che la identifichi proprio così, in un corpo unico:
Non come via Mazzini (che se ometti il Giuseppe è uguale) o come via Marconi (dove il Guglielmo è un surplus)
Ugobassi (o ugobazi o ugobbassi ... a seconda della provenienza di chi lo pronuncia) tutto attaccato e tutto d'un fiato.
L'altro giorno però, arriva un tale, uno dei pochi a non sapere, e mi dice:
"va in via Bassi ?"
resto spiazzato perchè detta così, l'ho sentita davvero poche volte, poi cerco la conferma telegrafica:
"Ugo ?"
E lui:
"No, io sono Franco"
Ecco Franco ...
forse non sei della città ma a giudicare dall'accento non devi poi abitare troppo lontano.
Fa piacere sapere come ti chiami però la prossima volta anteponi l'Ugo alla via Bassi ...
Saremo strani noi, ma siamo fatti così.
(e ci capiamo al volo)